lunedì 10 settembre 2007

I SAVOIA RE D'ITALIA? PER MALNATI SONO TUTTI ILLEGITTIMI E ABUSIVI


Nota Introduttiva: Riportiamo così come segnalatoci il testo di Aldo Mola su le argomentazioni del Prof. Malnati. teniamo a sottolineare la totale acriticità di questo Blog dalle differenti pretese dinatistiche offrendo semplicemente un servizio informativo a favore dell'utenza.



di Aldo A. Mola

Franco Malnati, 84 anni, avvocato, strenuo paladino di Vittorio Emanuele di Emanuele Filiberto di Savoia cancella cinque re d’Italia con un colpo solo: tutti discesero da un sovrano illegittimo. Davvero una “grande frode”.
Che cosa dice Malnati? Sulla base di un “nuovo documento emerso dagli archivi: la sentenza 2 novembre 1982 della Commissione elettorale di San Giovanni Valdarno” che riconobbe l’esercizio del diritto di voto al principe Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, Malnati dichiara (“Il Giornale”, Milano, 25 giugno 2007) che la disputa sulla successione dinastica di Umberto II è definitivamente chiusa a favore di Vittorio Emanuele e contro il cugino, perché, come scrisse la Commissione elettorale, Amedeo di Savoia “non può ritenersi compreso tra i discendenti di Casa Savoia, cui la XIII disposizione transitoria della Costituzione nega il diritto dell’elettorato attivo, un collaterale in settimo grado dell’ex re Umberto II”.
Orbene, quella sentenza non è affatto una scoperta. Se ne occupò “Il Foro Italiano”CVII,1984,III, pp.162 e ss. Essa escluse che il Principe Amedeo, ufficiale di Marina previo consenso del Capo della Casa, Umberto II, fosse discendente diretto del re in esilio ma, al tempo stesso, ricordò, correttamente, che è suo parente collaterale in settimo grado.
Sospinto dal vis polemica, Malnati afferma invece che Amedeo “non è neppure un parente, legalmente la parentela si esaurisce dopo il sesto grado”.
Secondo Malnati tutti i Savoia re d’Italia furono abusivi: i loro nomi dovrebbero essere cancellati con onta, le loro statue abbattute. Già, perché Carlo Alberto di Savoia, principe di Carignano, salì al trono alla morte di Carlo Felice (aprile 1831), ultimo maschio di Vittorio Amedeo III, il quale a sua volta discendeva da Vittorio Amedeo I, secondogenito di Carlo Emanuele I, duca di Savoia dal 1580 al 1630. Con Carlo Felice il principe Carlo Alberto di Carignano era parente, si, ma solo in tredicesimo grado; discendeva infatti da Tommaso Francesco, nono figlio di Carlo Emanuele I e di Caterina d’Austria.
La successione di Carlo Alberto a Carlo Felice, sostenuta dallo zar di Russia e dalla Gran Bretagna e combattuta dall’Austria, fu a lungo contestata per motivi politici, ma nessuno mise mai in dubbio che il continuatore della dinastia fosse lui benché i due rami della Casa fossero separati da sei generazioni e 250 anni di storia. Così funzionano le Dinastie.
Le norme vigenti in Casa Savoia erano e rimangono le Regie Patenti del 1780-82, richiamate da Umberto II nelle lettere del 1960-63 (da me pubblicate in Declino e crollo della monarchia, Mondadori) in cui avvertì il figlio che, in caso di nozze senza previo consenso paterno, il rango di principe ereditario e tutti i diritti connessi sarebbero passati, come passarono, al nipote, Amedeo d’Aosta. Tali leggi, come ribadì Umberto II al figlio, non sono modificabili sulla base di interpretazioni individuali. Esse sono superiori alla volontà del re stesso. A impedire ogni modifica delle Regie Patenti è stata, paradossalmente, proprio l’instaurazione della Repubblica. Essa ha fatto decadere il governo del re e ha esaurito il parlamento del regno, cioè i soli organi che avrebbero potuto concorrere a un atto giuridicamente complesso quale la modifica delle Norme della Casa.
Mentre incalza il 150° della proclamazione del regno d’Italia (17 marzo 1861) perché insinuare che Vittorio Emanuele II fu figlio di un re illegittimo perché troppo lontano parente del suo predecessore? Per compiacere chi di sua scelta si collocò al di fuori della linea successoria dinastica Malnati butta il bambino con l’acqua, mette sotto accusa tutti i re d’Italia. Altro che regicidio!?

Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

1 commento:

antonio patania ha detto...

Non riesco a comprendere...il concetto di RE deve seguire la nazionalità e la discendenza...se prima dell.unita d.italia cerano tante nazionalità ci dovevano essere altrettanti Re..con diverse discendenze ...perché allora non è stato cosi?