lunedì 9 giugno 2008

E Fini sfoggia la croce dei Templari


Il simbolo più odiato dall'Islam

E Fini sfoggia la croce dei Templari

La spilla regalata da un collega di partito: ne è rimasto subito attratto. Il leader di An: «Non ho il dono della fede»

MILANO — L'ha sfoggiata a Porta a Porta ea Ballarò, ma difficilmente potrebbe appuntarsela al bavero in qualche vertice internazionale o in un paese islamico. La spilletta che Gianfranco Fini porta sulla sua giacca da domenica è il simbolo dei Templari, cavalieri di Cristo in Terra Santa contro i musulmani. Lo stesso simbolo che, dopo la protesta dei turchi alla Uefa, da ieri il Barça ha dovuto togliere dalle maglie e che è stato contestato anche all'Inter, per quanto in questo caso si tratti del simbolo di Milano e non della croce dei Templari. Quella spilla sulla giacca di Fini — una croce rossa come il sangue di Cristo, che termina con quattro punte a coda di rondine su uno sfondo bianco — l'ha notata Marcello Veneziani. Che, collegandola alla recente dichiarazione del leader di An — «Non ho il dono della fede» —, si è interrogato su Libero sul «mistero di quel segno distintivo in un laico e non credente confesso: sarà una nuova specie di ateo devoto». Specie cara a Giuliano Ferrara ma non a Veneziani: «Tra tanti leader di sinistra che scoprono ascendenze o discendenze cristiane, tra Veltroni e D'Alema, Bertinotti e Fassino», la destra non può «finire in una loggia o in un lions club, con tutto il rispetto». Veneziani ricorda a Fini «che il maggior intellettuale vivente della destra è oggi un tale Ratzinger e di mestiere fa il papa».

Memento forse non indispensabile per Fini che da anni è uno dei più strenui difensori dei valori religiosi e tradizionali. Non è un mistero, per esempio, la sua netta contrarietà all'aborto. A difendere la spiritualità di Fini c'è anche la testimonianza di Bartolo Sammartino, ex vicesindaco di Palermo ed ex deputato regionale siciliano: «Quella spilla — spiega — era mia. Me la vedeva addosso da dieci anni e domenica mi ha chiesto di regalargliela. Evidentemente da tempo subiva l'attrazione di questo simbolo. E dunque non è certo un caso che ora abbia deciso di indossarla: è una precisa scelta di comunicazione di valori». Non che Fini sia diventato improvvisamente un templare, né che lo sia il giovane Sammartino, presidente dell'Accademia nazionale della politica, associazione nata dalle esperienze di «Alleanza etica », come racconta il presidente di Trapani Giuseppe Fragapani: «La croce è una sfida al materialismo e al nichilismo, un richiamo ai valori cristiani e cattolici». «Si è perso ogni orizzonte metafisico — aggiunge Sammartino — si è perso il senso del sacro. I templari, monaci e guerrieri, univano virtù civili e religiosi». Niente a che vedere «con quelle fesserie alla Dan Brown», spiega. Né con la massoneria: «È antitetica». E nessuna offesa all'Islam: «Anzi: i templari erano accusati di intelligenza con il nemico. Un famoso quadro ritrae un templare che gioca a scacchi con un musulmano».

Fonte -Corriere della Sera, articolo di Alessandro Trocino, 16 dicembre 2007 & I Nostri Avi Forum

venerdì 4 aprile 2008

Frac, tight, smoking: come, quando e perché

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TIGHT

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Aggiunto che, matrimoni a parte, il suo utilizzo si limita alle reali corse di Ascot (in Inghilterra, a mezzo giugno; beato chi ci va, no?), quel che sappiamo in materia (matrimonio in tight, appunto) lo abbiamo scritto qualche tempo fa. Qui.
Dato che di funerali in tight l'ultimo sarà stato cent'anni fa e visto che perfino coloro che li offono in affitto spesso ... non sanno quello che fanno, raccomandiamo in particolare: MAI indossare un panciotto nero. Per chi è curioso di sapere COME sia fatto un tight, ecco ...
-Giacca: di lana in diversi pesi, invisibilmente operata a spina di pesce, color grigio ferro o fumo di londra, in foggia di marsina a coda di rondine arrotolata, monopetto monobottone.
-Pantaloni: in tessuto di lana in diversi pesi, in rigato sui toni del grigio o in bianco e nero, dritti a tubo senza risvolto.
-Camicia: in popeline o batista di lino o tela di seta, bianca, collo tradizionale o alto inamidato.
-Gilet: in pannetto assortito alla giacca grigio perla o avorio scuro (nero per i funerali), dritto cinque bottoni monopetto o doppiopetto con risvolti incrociati.
-Cravatta: di seta tinta unita o jacquard color avorio o grigio, sia lunga che plastron.
-Calze: di cotone leggero o seta grigio scurissimo o nero, al ginocchio.
-Guanti: in camoscio grigio al polso.
-Cappello: di seta nero alto a cilindro (grigio, raramente).
-Scarpe: di pelle nere oxford lisce.

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FRAC
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Abito di bellezza commovente, il suo utilizzo è - ancora più del tight, se possibile - caduto in desuetudine. Lo usano ancora i professori in talune orchestre, e in frac presentano le proprie credenziali gli Ambasciatori in Vaticano (oltre che in qualche altro Palazzo presidenziale intorno al mondo. Asia e Africa, perlopiù ... ). L'invito a un evento in frac, tanto per tenersi informati, dovrebbe portare la dicitura "cravatta bianca".
Se ne vede (quasi) qualcuno anche in Parlamento.
Un frac (erede di finanziera e - più o meno - sinonimo di marsina), dovrebbe essere fatto così.
-Giacca: di drappè, o baratea, color nero, in foggia di marsina a coda di rondine, falso doppiopetto a sei bottoni (non si abbottona!) con o senza revers in seta.
-Pantaloni: come la giacca, dritti a tubo senza risvolto con bande in seta.
-Camicia: in batista di lino o voile di seta, bianca, con lo sparato inamidato, il collo duro e il polso doppio da gemelli.
-Gilet: di piqué Marcella o di seta, bianco, mono o doppiopetto con la scollatura a V o U, tre o quattro bottoni.
-Cappello: di panno leggerissimo, nero, alto a cilindro.
-Guanti: in cotone o seta, bianchi al polso.
-Cravatta: come il gilet, bianca a farfalla con una sola aletta visibile.
-Calze: di seta, nere al ginocchio.
-Scarpe: pumps nere in vernice o pelle.

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SMOKING
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Si usa e se ne abusa. Un invito in smoking (detto anche tuxedo o dinner coat in USA e dinner jacket in Gran Bretagna) porta la dicitura "cravatta nera". Come la cravatta, NERO deve essere l'abito (certo, blu notte è il MASSIMO, come quello di Cary Grant in Caccia al Ladro, ma pare che la seta per i risvolti lucidi di quel colore sia impossibile da trovare, ormai ... ): la roba colorata coi luccichini che si vede in tivù va bene per la tivù. E BASTA. E il farfallino va fatto a mano (girereste con una cravatta lunga col nodo già fatto? NO, vero?). Se fate la fatica di affittare uno smoking, provate perlomeno a sentirvelo vostro imparando ad annodare un papillon: non è facilissimo ma la soddisfazione, dopo, è molta.
Regole dello smoking.
-Giacca: in drappè o baratea di mohair, nero o blu scurissimo, dritta 1 o 2 petti (due o quattro bottoni) con revers in seta a lancia.
-Pantaloni: come la giacca, dritti a tubo senza risvolto con bordatura laterale in seta.
-Camicia: di batista di lino o seta o in brillantina di cotone, bianca, eventualmente con lo sparato a pieghe e il collo inamidato (normale o alto) ma anche liscia, polso doppio da gemelli.
-Gilet (facoltativo): di raso nero dritto a sei bottoni.
-Fascia (facoltativa): in seta o raso o faille o crèpe o broccato o gros-grain, nero, anche a a balze.
-Cravatta: come la fascia, nera a farfalla.
-Calze: di seta o cotone leggero (seta e lana per chi ha freddo), nere lunghe.
-Scarpe: di vernice o pelle, nere, oxford lisce o pumps.

mercoledì 12 marzo 2008

Nasce l'Archivio fotografico di Italia Reale



Direttmente dal disclaimer del sito "Questo sito si propone di riscoprire la storia del Regno d'Italia e valorizzare la Monarchia Italiana utilizzando un archivio online di foto inerenti Casa Savoia".

La Monarchia ha realizzato l’Unità d’Italia ed è stata essenziale per l'evoluzione e l'arricchimento del nostro Paese. Italia Reale ha intrapreso un ambizioso progetto nato dalla esigenza di riscoprire e valorizzare la Monarchia Italiana con l’ausilio di immagini.Siamo impegnati a raccogliere, organizzare, digitalizzare e diffondere nel web immagini fotografiche con lo scopo di far riscoprire la storia del Regno d'Italia, attraverso fotografie e cartoline d'epoca, si compie un viaggio nella storia del Regno d’Italia.

Emanuele Filiberto scende in campo


Il principe cerca un posto alla Camera

Dopo la smentita di un mese fa di suoi eventuali interessi politici, Emanuele Filiberto spiazza tutti e a sorpresa scende in campo. Sarà candidato per la Camera nella lista Valori e Futuro. Nessun apparentamento, il delfino di casa Savoia corre da solo, lontano dalle coalizioni. Ha dato la notizia Filippo Bruno di Tornaforte, il segretario nazionale del movimento fondato dallo stesso Principe di Venezia e di Piemonte. Mentre i nostalgici esultano per la candidatura dell'ex regnante, auspicando forse un ritorno al passato, Antonio Di Pietro teme che la sua Italia dei Valori possa essere confusa con il nome del movimento di Emanuele Filiberto. L'annuncio ufficiale della candidatura del nobile sabaudo è atteso per mercoledì 12 marzo al circolo della Stampa di Milano, ma una prima conferma arriva direttamente dall'interessato. "Io non voglio diventare onorevole perché vado alla ricerca di titoli - ha dichiarato il principe a Mattino 5 - ma ho vissuto 31 anni fuori dall'Italia e conosco benissimo le esigenze degli italiani all'estero, che credo debbano essere meglio rappresentati, per questo mi candido come indipendente con il mio movimento Valori e Futuro nella circoscrizione Europa".

Fonte - TGCom, 12 Marzo 2008

IL NUOVO CAPO DELLA CASA REALE DI GEORGIA


Il nuovo capo della Casa Reale di Georgia è il principe David de Bagration di Moukhrani (nato nel 1976), che è divenuto l’erede dinastico e capo del consiglio di Famiglia della Casa Reale di Georgia alla morte recente di suo padre il Principe Giorgio de Bagration.
Suo padre Principe Giorgio Bagration è nato a Roma, ma il suo retaggio è nella Casa Reale Georgiana. La Georgia ottenne l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 dopo secoli di oppressione mongola, turca, persiana e infine russa ma, durante la loro storia turbolenta, la dinastia Bagration mantenne sempre il proprio status regale.
Il Principe Giorgio Bagrationera un grande appassionato di motori. Tra i suoi successi ricordiamo la Spanish Touring & Specials Champion 1969, e i Campionati di Rally di Spagna nel 1979, 1981 e 1982.
Il governo della Georgia riconobbe la posizione e i diritti di SAR il Principe Giorgio Bagration come Capo della Casa Reale e Principe Ereditario della Georgia. Questo riconoscimento formale è un caso unico e conferisce alla Casa Reale di Bagration una posizione unica tra le ex case regnanti. S.A.R. il Principe Giorgio Bagration era strettamente imparentato con la Casa Imperiale Russa e la Casa Reale di Baviera.

Fonte . U.M.I., traduzione di Roberto Margheriti dal sito www.royalbagration.com, 6 Marzo 2008

IL 79° GRAN MAESTRO DELL'ORDINE DI MALTA


Roma, 11 marzo 2008 E’ Fra’ Matthew Festing, 58 anni britannico, il 79° Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta. E’ stato eletto questa mattina dal Consiglio Compito di Stato, riunitosi per questo scopo nella Villa Magistrale dell’Ordine a Roma.
Dopo l’elezione, e dopo avere accettato la carica, il nuovo Gran Maestro ha prestato giuramento di fronte al Consiglio Compito di Stato e al Cardinalis Patronus dell’Ordine Pio Laghi, entrando così nella pienezza dei suoi poteri.
Succede a Fra’ Andrew Bertie, 78° Gran Maestro dal 1988 al 2008, scomparso a Roma lo scorso 7 febbraio.
Il nuovo Gran Maestro ha dichiarato di voler proseguire l’opera del suo predecessore. Fra' Matthew conosce bene l’Ordine, per esserne da 15 anni il Gran Priore d’Inghilterra, fin dalla ricostituzione del Gran Priorato nel 1993. In questo ruolo, ha condotto missioni di assistenza umanitaria in Bosnia, Serbia, Croazia e Kosovo e guida ogni anno la delegazione della Gran Bretagna all’annuale pellegrinaggio dell'Ordine a Lourdes con i malati.
Nato a Northumberland nel 1949, il nuovo Gran Maestro ha studiato ad Ampleforth e al St John's College di Cambridge dove si è laureato in storia. Esperto di arte, ha svolto la sua attività professionale in una casa d’aste internazionale. Da bambino ha vissuto in Egitto e a Singapore, dove era assegnato suo padre il Field Marshal Sir Francis Festing. Discende dal Beato Adrian Fortescue, cavaliere di Malta, martirizzato nel 1539.
Fra’ Mattew Festing ha servito nei Granatieri, dove ricopre il grado di colonnello nella riserva. E’ stato insignito del grado di ufficiale dell’Ordine dell’impero britannico dalla Regina Elisabetta II, della quale è uno dei rappresentanti nella contea di Northumberland.
E' entrato a far parte del Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1977, diventandone un Cavaliere Professo di voti perpetui nel 1991.
Appassionato di arti decorative e di storia, è conosciuto per la sua conoscenza enciclopedica della storia dell’Ordine di Malta.

Fonte - Ordine di Malta, 11 Marzo 2008

martedì 26 febbraio 2008

Einaudi, primo Presidente della Repubblica, "Perchè voterò per la monarchia"

Riproponiamo un articolo estremamente interessante apparso il 24 maggio del 1946, a firma di Luigi Einaudi, sul quotidiano "L'Opinione". 4 colonne dense di significati dal titolo "Perché voterò per la monarchia".

Einaudi illustra le ragioni per cui reputava la Monarchia meglio della Repubblica, scelta condivisa da un numero altissimo di italiani al referendum del 2 Giugno. Due anni dopo, Luigi Einaudi venne eletto Presidente della Repubblica Italiana con 518 voti su 871.

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Non voterò per la monarchia perchè io pensi che il Re possa salvare gli averi di coloro che posseggono. Costoro sono bensì una moltitudine in Italia: di soli proprietari di terreni si contano 13 milioni,uno ogni tre abitanti e mezzo, più di uno per famiglia. Ma gli averi non si salvano fidando in una forza esteriore. Si salvano con il lavoro, coll'iniziativa, col risparmio, rinunciando adogni monopolio, ad ogni privilegio dannoso alla collettività.

band-savoiaNè voterò per la monarchia perchè pensi che il Re possa essere le roi des gueux. Non devono più esistere in Italia, come un tempo accadeva, straccioni di cui il Re possa dire di essere il difensore contro la prepotenza dei grandi.

Non voterò neppure per la monarchia perchè speri che essa ci salvi dal salto nel buio di una repubblica comunista o socialista. Nessuno può salvare gli italiani dal salto nel buio o nell'abisso se non gli italiani stessi. Se non volessi, assai più che la vittoria della monarchia, la vittoria del bene del bene comune, dovrei augurare alla repubblica di iniziare il suo corso nel travagliato momento odierno: col 20 per cento della ricchezza nazionale distrutta, col reddito nazionale totale, ossia coll'insieme della produzione annua totale di beni e servigi, dalla quale soltanto si salvano salari, stipendi, interessi, guadagni, imposte, ridotto del 45 per cento in confronto all'anteguerra, colle disponibilità liquide (massa totale dei depositi presso le casse di risparmio e banche di ogni specie) nominalmente cresciute, ma in realtà ridotte di un terzo di quelle esistenti nel 1938. La impossbilità fisica assoluta di mantener le promesse che a gara i partiti vanno facendo, le prove della dura faticache tutti, appartenenti a tutte le classi sociali, dovremo sostenere, saranno causa di disillusioni acerbissime, delle quali la colpa sarà fatta risalire da molti, forse dai più, all'istituto che avremo scelto per dar forma allo stato.

umberto_2Ma non voterò per la Repubblica, perchè temo per l'Italia il pericolo dal quale a grande stento si salvò il 5 maggio la Francia, repsingendo il progetto di costituzione che la maggioranza social-comunista aveva costruito. Quel progetto soddisfaceva alla logica astratta dei dottrinari. Se si parte dalla premessa che l'unica, la vera fonte del potere sia la volontà del popolo, è chiaro che da essa soltanto debbanoproveniretutte le forze politiche esistenti nel paese. Quando i cittadini hanno eletto una assemblea a suffragio universale segreto,a che prò una seconda assemblea ed un presidente eletti con metodi diversi, dallo stesso popolo, i quali altro non potrebbero fare, se volessero far qualcosa, se non frastornare o ritardare i deliberata della assemblea popolare? Dunque sia un'unica assemblea, sia da questa eletto il capo dello stato e sian oda essa e da essa sola dettate le norme relative al mantenimento della giustizia, alla libertà d ireligione, di pensiero, di stamp, di insegnamento, di associazione. I francesi ricordarono però che che le assemblee unichesovrane sono governate dai partiti, e che questi ubbidiscono, sovratutto in regime di rappresentanza proporzionale, a giutn ele quali, impadronitesi della macchian dei partiti, fanno le elezioni; che perciò è sempre imminente la tirannia delle assemblee, non meno dura della tirannia di uno solo. Ricordarono di aver preferito iltiranno alla strapotenza di una assemblea unica sovrana. Ricordarono la dominazione del primo Napoleone, seguita alla Convenzione e al Terroe, da cui si poterono liberare soltanot grazie alla ritirata diMosca, ed alle disfatte militari di Lipsia e di Waterloo; ricordaronola rinnovata tirannia del terzo Napoleone, anch'essa funesta a tutte el libertà politiche, seppure largitrice di tranquillità apparente edipropserità economica.Anch'essa era finita nella sconfitta di sedan e negli incendi della Comune.Non dimenticaronoanche che il signor Lebrun, l'ultimo presidente eletto dalle assemblee elettive, firmò l'atto di morte della terza repubblica.

Neanche la elezione del capo dello stato da partedel suffragio universale diretto e segreto col sistema della repubblica presidenziale, è garanzia di libertà. Conosciamo un solo esempio nella storia contemporanea di repubblica presidenziale stabile: ed è quello degli Stati Uniti. Ma quello è un miracolocovuto alla coincidenza di molteplici fattori storici, che sarebbe puro caso vedere riprodursi altrove: una lunga ultrasecolare preparazione di governo indipendente nei tredici stati riunitisi nel 1787 in federazione;Washington, il generale fondatore, sceso volontariamente da presidente alla condizione di gentiluomo di campagna, allo scadere del secondo quatriennio; un grande giudice, il Marshall, che fondò e difese l'autorità della Corte suprema contro gli attacchi di parlamentari e di presidentie creòil vero ultimo presidio delle libertà dei cittadini. LE esperienze uniche nella storia non si ripetono. Si ripetono invece lke esperienze sfortunatamente ordinarie delle repubbliche centreo e sud americane, dove i pronunciamentimilitari si succedono e le elezioni sono assalti al potere da parte di capi di fazioni e dove non sono rare le lunghe tirannie dei Rosas e dei Diaz. Accade anche che un presidente eletto dal popolo a tutotre della costituzione, secondo i dettami della troppo spaiente carte di Weimar, il maresciallo Hinderburg, consegni il potere al signor Hitler, all'Attila moderno.

No; gli uomini trovano libertà solo in se stessi , nella loro forza d'animo, nella decisa volontà di resitere nelel carceridello Spielberg all'austriaco dominatore, nei reclusori e nelle isole al nostro tirannoda palcoscenico, nelle carceri e alle torture tedesche e neo-fascistiche. Ma poichè dobbiamo creare nella carta costituzionale le garanzie della libertà per tutti i cittadini, anche per quelli che, senza essere eroi, servonoumilmente la patria compiendo il proprio dover, dico che, accanto alle due assemblee legislative, accanto ad un capo delgoverno, che goda la fiducia dell'assemblea popolare, perchè la sua elezione è parte della elezione di questa, accanto ad una magistratura autoreclutantesi e indipendente da governi e da assemblee politche, accanto ai consigli elettiviregionali, provinciali e comunali, forniti, neilimiti dei propri ben definiti e bene ragionati compiti, di piena autonomiadal governo centrale, accanto alle chiese e massimamaente alla chiesa delea grandemaggiornaza degli italiani che è la chiesa cattolica, accanto alle fondazioni ed alle associazioni, accanto alla scuola, istituti tutti volti ad opere autonome di bene, deve esistere un capo di stato, il quale tragga radi vita d auna fonte diversa dalla elezione.

Quest fonte è una forza storica, costituita da tradizioni, da opere compiute in passato attraverso secoli di lotte e che non possono essere distrutte da errori in tempo recente, che è un attimo nella vita dei popoli. Noi non possiamo dimenticare che il Piemonte e la casa Savoia con una lottasecolare avevano respinto, da un lato, sino al Ticino, spagnuoli e tedeschi e dall'altro lato, sino alle Alpi,ifrancesi,i quali pure vantavano diritti suCasalee su Asti e per lunghi anni avevano dominato la capitale dello stato sabaudo da Carmagnola e da Pinerolo, conquistando all'Italia quei confini naturali sulla cima delle montagne che oggi, per la sventura e la discordia delel due nazioni sorelle, si sono nuovamente contesi. Noi non possiamo dimenticare che fu così foggiata quella spada, furono fondati ed agguerriti quei reggimenti senza di cuila idea della unità di Italia sarebbe rimasta vana aspirazione di pensatori e poeti.

I lpatrimonio delle tradzioni e delle glorie avite è patrimonio di tutti, che dobbiamo trasmettere intatto ai figli ed ai nipoti. Lo dobbiamo trasmettere cresciuto e rinnovato. La monarchia, forza storica, potere posto al di sopra dei partiti , deve divnetare quell'istituto di cui in Inghilterra si dice che non se ne parla mai.

Se ne parlò un giorno, quando nel 1649 la testa di Carlo I cadde nella sala dei banchetti di Westminster, e di nuovo quando nel 1689 giacomo II fu costretoo a prendere la via dell'esilio.M anel 1689 un parlamentare, cappello in testa, lesse a Guglielmo, nipote del redecapitato ed a MAria, figlia del re esiliato, una dichiarazione nella quelera detto che mai più gli inglesiavrebbero tollerato che il loro re esigesse imposte non votate dal parlamento,traesse in arresto cittadini senza il mandato ed il giudizio del magistrato ordinario, sospendesse l'applizazione delle leggi senza il consenso del Parlamento, intralciasse la libertà di parola e di voto dei membri delle due camere. Sono passati 256 anni da quel giorno memorando; ed i re inglesi hanno imparato la lezione e sono oggi il simbolo della unità della comunità delle nazioni britanniche, un simbolo di cui non si parla mai eche non si invoca se non quando accadache una Camera dei comunidivisa e discrode in se stessa non riesca a designare chiaramente al capo dello stato colui che dovrà essere il primo ministro.

Questa è la monarchia per la quale noi votiamo; una monarchia la quale nei giorni ordinari sia il simbolo rappresentativo dell'unità della patria e della concordia dei cittadini, circondata da una corte austera, i cui membri siano scelti dal Re e dalla Regina sentito il parere conforme del primo ministro, ed adempia all'ufficio di tutrice delal costituzione e di organo della volontà del popolo nei momenti supremi della vita della nazione, quando le altre forze politche si dimostrano incapaci ad esprimere un governo stabile.

A quel re, memori delle parole che un tempo i compagni delle battagle comuni contro gli arabi indirizzavano in terra di Spagna ai sovrani nuovamente assunti al trono, noi diciamo, cappello in testa:

Noi, ognuno dei quali è uguale a te eche tutti insieme siamopiù di te, dichiariamo e vogliamo che tu sia Re per la difesa di tutti noi contro chiunque di noi si erga ad oppressore nostro e contro la follia di noi stessi se per avventura di persuadessimo a rinunciare alal nostra libertà. Se tu sarai Re per difendere no ie le nostre libertà,noi ti saremno fedeli perchè saremo, così facendo, fedeli a noi stessi, ai nostri avi ed ai nostri figli. Ma se tu non sarai il Re che noi vogliamo, sappi che non basterà più l'oblio dell'esilio volontario a lavare le tue colpe.

Così e non altrimenti ha il dovere di parlare chi si accinga a dare il suo voto per la conservazione della monarchia.