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martedì 24 giugno 2008

Il Baciamano: consigli, usi e costumi


Per parlare del baciamano non possiamo iniziare non citando colui che per primo pose in forma scritta le regole da tenersi nella società e nel buon costume. Giovanni della Casa, nel suo Galateo, ci dice che:

[ da XIV ] Secondo che un buon uomo mi ha più volte mostrato, quelle solennità che i cherici usano d'intorno agli altari e negli ufficii divini e verso Dio e verso le cose sacre si chiamano propriamente cirimonie: ma, poiché gli uomini cominciaron da principio a riverire l'un l'altro con artificiosi modi, fuori del convenevole, et a chiamarsi "padroni" e "signori" tra loro, inchinandosi e storcendosi e piegandosi in segno di riverenza, e scoprendosi la testa e nominandosi con titoli isquisiti, e basciandosi le mani come se essi le avessero, a guisa di sacerdoti, sacrate, fu alcuno che, non avendo questa nuova e stolta usanza ancora nome, la chiamò "cirimonia", credo io per istratio, sì come il bere et il godere si nominano per beffa "trionfare". La quale usanza sanza alcun dubbio a noi non è originale, ma forestiera e barbara, e da poco tempo in qua, onde che sia, trapassata in Italia: la quale, misera, con le opere e con gli effetti abbassata et avilita, è cresciuta solamente et onorata nelle parole vane e ne' superflui titoli. Sono adunque le cirimonie, se noi vogliamo aver risguardo alla intention di coloro che le usano, una vana signification di onore e di riverenza verso colui a cui essi le fanno, posta ne' sembianti e nelle parole, d'intorno a' titoli et alle proferte.

[ da XVI ] E quantunque il basciare per segno di riverenza si convenga dirittamente solo alle reliquie de' santi corpi e delle altre cose sacre, non di meno, se la tua contrada arà in uso di dire nelle dipartenze: -Signore, io vi bascio la mano- o -Io son vostro servidore- o ancora: -Vostro schiavo in catena-, non dèi esser tu più schifo degli altri, anzi, e partendo e scrivendo, dèi salutare et accommiatare non come la ragione, ma come l'usanza vuole che tu facci; e non come si voleva o si doveva fare, ma come si fa.

Si ricordi poi come il baciamano vada fatto solo rigorosamente nei locali chiusi. E' assolutamente precluso nei locali aperti, in Chiesa inopportuno. Si ricordi che la mano della donna va sollevata fino a sfiorarla con le labbra; nel contempo si china leggermente la testa. Si ricordi anche che se la gentile mano è coperta dal guanto non si fa il baciamano mai, neanche se fosse la Regina.
In “Usages du Monde, règles du savoir-vivre dans la société moderne” della Baronessa Staffe (pseudonimo di Blanche Soyer, 1843-1911), è stato il “galateo” francese fino alla seconda guerra mondiale. Il manuale sostiene che il baciamano non va fatto con le ragazze e in nessun caso all’aperto o in un luogo pubblico, “cosa che molti uomini oggi dimenticano”.
Da varie parti si suggerisce però un’eccezione (che risulta doppia) per la signorina in abito da sposa: quando il padre, o il futuro marito, le aprono la porta dell’automobile e l’aiutano a scendere. Ovvio che qui siamo all'aperto.

Qualche consiglio bibliografico:
Giovanni Della Casa, Galateo, Torino, Einaudi (Tascabili. Classici), 2006
Lina Sotis, Il nuovo bon ton, Milano, Rizzoli (BUR), 2006
Nicola Santini, Businnes+Etiquette, Felici ed., 2004
AA. VV., Galateo. Ovvero l'arte del buon vivere, Savigliano, Gribaudo (Tempolibero), 2002

venerdì 4 aprile 2008

Frac, tight, smoking: come, quando e perché

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TIGHT

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Aggiunto che, matrimoni a parte, il suo utilizzo si limita alle reali corse di Ascot (in Inghilterra, a mezzo giugno; beato chi ci va, no?), quel che sappiamo in materia (matrimonio in tight, appunto) lo abbiamo scritto qualche tempo fa. Qui.
Dato che di funerali in tight l'ultimo sarà stato cent'anni fa e visto che perfino coloro che li offono in affitto spesso ... non sanno quello che fanno, raccomandiamo in particolare: MAI indossare un panciotto nero. Per chi è curioso di sapere COME sia fatto un tight, ecco ...
-Giacca: di lana in diversi pesi, invisibilmente operata a spina di pesce, color grigio ferro o fumo di londra, in foggia di marsina a coda di rondine arrotolata, monopetto monobottone.
-Pantaloni: in tessuto di lana in diversi pesi, in rigato sui toni del grigio o in bianco e nero, dritti a tubo senza risvolto.
-Camicia: in popeline o batista di lino o tela di seta, bianca, collo tradizionale o alto inamidato.
-Gilet: in pannetto assortito alla giacca grigio perla o avorio scuro (nero per i funerali), dritto cinque bottoni monopetto o doppiopetto con risvolti incrociati.
-Cravatta: di seta tinta unita o jacquard color avorio o grigio, sia lunga che plastron.
-Calze: di cotone leggero o seta grigio scurissimo o nero, al ginocchio.
-Guanti: in camoscio grigio al polso.
-Cappello: di seta nero alto a cilindro (grigio, raramente).
-Scarpe: di pelle nere oxford lisce.

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FRAC
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Abito di bellezza commovente, il suo utilizzo è - ancora più del tight, se possibile - caduto in desuetudine. Lo usano ancora i professori in talune orchestre, e in frac presentano le proprie credenziali gli Ambasciatori in Vaticano (oltre che in qualche altro Palazzo presidenziale intorno al mondo. Asia e Africa, perlopiù ... ). L'invito a un evento in frac, tanto per tenersi informati, dovrebbe portare la dicitura "cravatta bianca".
Se ne vede (quasi) qualcuno anche in Parlamento.
Un frac (erede di finanziera e - più o meno - sinonimo di marsina), dovrebbe essere fatto così.
-Giacca: di drappè, o baratea, color nero, in foggia di marsina a coda di rondine, falso doppiopetto a sei bottoni (non si abbottona!) con o senza revers in seta.
-Pantaloni: come la giacca, dritti a tubo senza risvolto con bande in seta.
-Camicia: in batista di lino o voile di seta, bianca, con lo sparato inamidato, il collo duro e il polso doppio da gemelli.
-Gilet: di piqué Marcella o di seta, bianco, mono o doppiopetto con la scollatura a V o U, tre o quattro bottoni.
-Cappello: di panno leggerissimo, nero, alto a cilindro.
-Guanti: in cotone o seta, bianchi al polso.
-Cravatta: come il gilet, bianca a farfalla con una sola aletta visibile.
-Calze: di seta, nere al ginocchio.
-Scarpe: pumps nere in vernice o pelle.

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SMOKING
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Si usa e se ne abusa. Un invito in smoking (detto anche tuxedo o dinner coat in USA e dinner jacket in Gran Bretagna) porta la dicitura "cravatta nera". Come la cravatta, NERO deve essere l'abito (certo, blu notte è il MASSIMO, come quello di Cary Grant in Caccia al Ladro, ma pare che la seta per i risvolti lucidi di quel colore sia impossibile da trovare, ormai ... ): la roba colorata coi luccichini che si vede in tivù va bene per la tivù. E BASTA. E il farfallino va fatto a mano (girereste con una cravatta lunga col nodo già fatto? NO, vero?). Se fate la fatica di affittare uno smoking, provate perlomeno a sentirvelo vostro imparando ad annodare un papillon: non è facilissimo ma la soddisfazione, dopo, è molta.
Regole dello smoking.
-Giacca: in drappè o baratea di mohair, nero o blu scurissimo, dritta 1 o 2 petti (due o quattro bottoni) con revers in seta a lancia.
-Pantaloni: come la giacca, dritti a tubo senza risvolto con bordatura laterale in seta.
-Camicia: di batista di lino o seta o in brillantina di cotone, bianca, eventualmente con lo sparato a pieghe e il collo inamidato (normale o alto) ma anche liscia, polso doppio da gemelli.
-Gilet (facoltativo): di raso nero dritto a sei bottoni.
-Fascia (facoltativa): in seta o raso o faille o crèpe o broccato o gros-grain, nero, anche a a balze.
-Cravatta: come la fascia, nera a farfalla.
-Calze: di seta o cotone leggero (seta e lana per chi ha freddo), nere lunghe.
-Scarpe: di vernice o pelle, nere, oxford lisce o pumps.